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mercoledì 25 gennaio 2012

Il re del terrore

Swiss è il rumore. Paralizzante, secco, metallico. Preludio al buio, manto di un gelido inverno definitivo, lama che prolunga il battito del cuore. Prima, qualcosa che arma il rancore, che innesca l’odio, che giustifica il lancio. Io sono Achab, la morte è il mio veliero, il mondo è una balena con un diamante incastonato sullo sfiatatoio. Eva è la mia benedizione, la mia unica paura. Ma è grazie al terrore sano che nasce il coraggio, perché senza la notte non capiremmo il giorno. Sono fortunato, perché ho una nemesi, un carro magico, una città-presepe, una predisposizione a credere, una possibilità di fuga, una magia buona che mi proietta oltre la morale comune. Sono un superuomo senza filosofia, elastico teso tra il possibile e l’assurdo. Ma dentro, in silenzio, sento crescere un magone grande. Troppe maschere, sulla mia vera faccia. Troppo corrucciato, il mio sguardo. Vorrei ridere senza freno, per una volta. Vorrei viaggiare senza fuggire. Ma ogni uomo ha il suo destino, un ponte tibetano che traballa sotto i piedi, che dobbiamo comunque attraversare. Sotto, dappertutto, urla e biancheggia il mare. Swiss è il rumore. Poi, più niente…

lunedì 16 gennaio 2012

Qui le domande le faccio io...

Ci sono grandi tristezze fatte con lo stesso impasto delle piccole gioie. È il Melodramma, ragazzi. Musical inglesi sold out da sempre, moulin rouge con modelle ucraine fotocopiate bene, il giro della Foresta Nera con soggiorno alla Spa “Da Ingrid e Carlo”. Insomma: tutto quello che vorremo vedere se fossimo viaggiatori veri, è costruito nella galleria del vento, è artificiale, è un fuoco fatuo, brodino da ospedale, bicicletta con le rotelle. Da piccolo ho imparato che imparare fa di me un bravo bambino, purché il processo avvenga in sordina, senza domandare alla maestra, anche lei aggrappata alle graduatorie e poco interessata alle mie requisitorie. Poi ho chiesto alla strada e ho avuto risposte che bruciavano in gola, graffiavano le ginocchia ed evaporavano la coca-cola. Le donne non rispondono, chiedono soltanto, strumenti solisti bisognosi di un pubblico pagante. E non capiscono il jazz. Gli uomini si dividono in due categorie: chi sa fischiare e chi soffia fuori solo aria viziata. i primi sono melodisti, i secondi trascrittori. Chi vive e chi guarda, questione di talento, di predisposizione e di opportunità. Se io muoio domani, ho fatto pari. Non vinco il titolo, ma di me si parlerà bene, come di un fighter destinato al macello, Vito Antuofermo contro Marvin Hagler. Iperviolenza non priva di poesia, quando prendi più pugni di quanti sai darne, quando fotografi un tramonto invece di usarlo come altalena per un bacio memorabile. La musica che scegli fa di te un dj geniale, o un compilatore di cassette per farla innamorare. Lei leggerà i titoli, sentirà il primo pezzo, poi tornerà al suo lavoro, a quello che sa fare: domandare, domandare, domandare.

martedì 10 gennaio 2012

Pedro Escobar, Vittima del Cubismo

So così poco dell’amore! E, francamente, quel poco che so non include baciare una tipa con gli occhi sparpagliati a caso sulla faccia. Del resto, quando uno si chiama Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santisima Trinidàd Ruiz y Annibali Picasso, dovrà pure trovare un sincretismo, una sintesi geniale, e sporcare tele con segni perversi. Oggi devo vederlo alle cinque della sera per una sessione notturna. Io sono il suo modello preferito: un ragazzo ben fatto, che conosce ballerine e puttane. Domani gli presento Olga, gli piacerà. Lui è pazzo, questo appare evidente. Mi ha regalato un quadro e l'ho scambiato per una cassa di Porto scadente, perché ho il senso degli affari. Picasso sta alla pittura come la caccia di frodo sta al safari. E' qui per distruggere, non per regalare immagini rassicuranti. E il vostro povero cronista Pedro Escobar, detto Pedrito, non ha gli strumenti per rimettere insieme i pezzi. Lo farà qualcun altro, almeno credo. Una cosa la so per certa: lui non vede quello che io vedo...