martedì 22 luglio 2008

Troppo veloce, troppo furioso



Per affrontare al meglio un corridoio d'ospedale devi guardare nel nulla, in quel punto imprecisato che sta tra gli occhi e il naso. I colori che hai intorno - celeste, bianco, grigio e verde - trasformali in pietre di nessun pregio, perline sacrificabili in cambio di viveri e donne indigene. Dell'odore di alcool e feci fanne qualcosa di trascurabile e delicato, tipo l'origami di un cigno che non ha mai volato. Gli infermieri ciabattano intorno, quello è il loro mestiere, folletti sorridenti e dolci euchessine per l'anima ingolfata dei parenti. Ecco, sei arrivato. La camera è quella che stanno rifacendo, dove tu sei fastidioso come un vecchio zio che viene a trovarti la domenica mattina, fumando MS e snocciolando tristezze di quand'era felice.
Tua madre ti sorride, perché pensa che sei venuto per portarla a casa.
Non è così, però. Non è mai così, perché i finali, se ci pensi, li scrivono tutti uguali.
E allora la pettini con cura, le versi l'acqua sgasata e le racconti di come sta bene per essere quasi andata. Poi ti giri e la vedi. E la tua vita ruota intorno a quella cosa, il tuo cervello si mette a fare la bandiera, come un bagnino magro aggrappato a un palo di legno sulla spiaggia di Cerenova.
La goccia della flebo.
È così lenta che non può servire a niente. Ma la tua mente adesso è lucente e articola un concetto, una risposta trasversale, e tu metti su quel sorriso da poeta micidiale.
La goccia è troppo veloce per l'occhio umano.
No, non ci siamo: il discorso è diverso.
La goccia è come la lancetta dei minuti dell'orologio, veloce e lenta allo stesso tempo. Cresce la goccia di fisiologica, si fa bolla, cola nel tubicino, entra nell'agocannula, esplode nelle vene. Non c'è niente di più veloce, niente di più lento, niente che distorca e strazi di più il tempo.
Guardi il pettine ed è pieno di capelli.
Il comodino è pieno di riviste.
Tutto intorno, all'improvviso, c'è troppa roba che gira veloce e scopri di far parte tuo malgrado di una generazione Mtv: immagini spettacolari, niente contenuti, musica che interrompe la pubblicità, ti trucco la macchina, ti costruisco una casa che assomiglia a una nave, ne parliamo domani.
E tua madre, che vuole parlare subito di tutto, è sempre stata più veloce di te, del tuo pensiero laterale, della tua multimediale carenza di stimoli.
Lei sparecchiava che ancora non avevi finito di mangiare, faceva i piatti quando dormivi, la spesa in quei tempi morti che si incolonnano tra una seduta al bagno e una telefonata per il calcetto.
Tu giochi, porti il pallone e le magliette.
Lei non gioca, non più.
E il tempo, in ospedale, è ancora prigioniero di quella flebo.
Troppo veloce, troppo lento.
Troppo anche per te, che hai spalle normali e poca propensione a immaginare quello che va oltre la pausa-pubblicità.
Ma un trucco ce l'hai, sei nato prematuro, fregando un ginecologo, tuo padre e l'astrologo.
Troppo veloce, troppo lento, troppo furioso.
Saluti e ti allontani. Visto da dietro, sembri piccolo e stanco, ma sei solo un parente che è arrivato troppo tardi per chiedere al dottore qualcosa che già sa.
Sei una goccia nella flebo, una sveglia radiocontrollata, un foglio di calendario da macelleria dell'anno vecchio, con sopra un appunto scritto da tua madre:
zucchero, sale, pappa per i gatti, patatine pai.
Queste sono le cose che fanno più male, perché dovresti saperle e non le sai.

19 commenti:

Lollo ha detto...

Direttamente dalla Writer's death race.
Perché - forse - non tutti l'avevano letto.
Perché - di sicuro - mi fa piacere postarlo anche a casa mia.
Ciao

il decu ha detto...

In effetti io non lo avevo letto.
Spero che il relismo contingente si discosti dalle contingenze della tua realtà.
Ci sono passato da poco e pertanto leggo in queste parole molto più di quel che c'è scritto, forse.

Quando uno scrittore preme certi tasti non bisogna ringraziarlo, bisogna dirgli: -l'hai scritto tu. Adesso assumitene le responsabilità... plurale.

:)

���������� ha detto...

Io non l'avevo letto e ti ringrazio per l'opportunità

giorgio pontrelli ha detto...

un oceano di emozioni... vado a fare un tuffo!:)

RAMhead ha detto...

... questo post fa male, e non solo per il vissuto che evoca, ma "perché i finali, se ci pensi, li scrivono tutti uguali".

Ci penso, ci penso sempre. Ogni giorno. E faccio finta che il finale non lo scriverà nessuno.

RAMhead

Skiribilla ha detto...

Ogni volta che lo leggo è un tuffo al cuore, ché la ferita è ancora fresca e anche se un po' si è rimarginata la cicatrice è sempre lì a ricordarmela.
Ma va bene così.
E ritrovarmi nelle tue parole, questa volta, è stato quasi un sollievo e un modo dolce di ricordare.

Il Gabbrio ha detto...

Arriva allo stomaco...bellissimo!!!
Credo di aver detto una cosa del genere a suo tempo...
Che raro esempio di coerenza che sono! : D

Anonimo ha detto...

Molto bello, forse uno dei racconti migliori.

Anonimo ha detto...

Entro in punta di piedi...ho paura con le mie parole di rovinare qualcosa di speciale!
Ti leggo da tanto, prima anche di conoscerti di persona ed ogni volta è una scoxta strabiliante.
Mi piace il tuo modo di scrivere a tratti magico ed emozionante...sono pugni allo stomaco e carezze amorevoli, sorrisi irrefrenabili e riflessioni amare!!! Mi piace la tua capacità di entusiasmare ed intrattenere facendomi viaggiare sulle ali vellutate di una farfalla o mostrandomi anche l'orrore della vita.
Questo l'avevo già letto, ma è stato un piacere ritrovarlo anche qui :)

Insomma alla fine non ho resistito alla tentazione di dirti quello ke pensavo...sxo di non aver peggiorato la mia situazione ;))))

bons ha detto...

Non si può non lasciare un commento a qualcosa che risveglia e scuote l'animo in questo modo...
molto bello davvero

Anonimo ha detto...

Grazie a tutti, soprattutto ai nuovi.
Mariantonia, se togli le X sei brava a scrivere pure tu!
Ciao a tutti gli altri e grazie per aver gradito. Discorsi spinosi, questi, che è meglio affrontare in compagnia, magari con una birra in mano. Perché non si è mai soli, se si può leggere qualcosa sulla solitudine.
Lollo

Anonimo ha detto...

Mariantonia: rileggendo sembra che io ti stia sfottendo. In realtà, il tuo commento mi ha colpito molto! Baci
Lollo

Anonimo ha detto...

Tranquillo ho colto il senso delle tue parole e ne sono lusingata ^^
Effettivamente "k" e "x" sono un vezzo che mi concedo nel linguaggio cibernetico, anche per velocizzare le comunicazioni, ma giuro che quando prendo carta e penna torna tutto al suo posto!!!
Un abbraccio e un bacio anche a te

IO ha detto...

Complimenti è molto bello.
E' la quarta volta che cancello quello che scrivo, ma è difficile trovare delle parole che rendano l'idea di quanto apprezzo quello che scrivi.
Pure io ho scritto un racconto simile, in forma di lettera mai spedita e che nessuno ha mai letto ancora, per un concorso a cui non ho mai partecipato. Alla fine l'ho scritta per me, come faccio sempre con le cose più intime.
E' molto bello perchè, come ha scritto nei commenti Skiribilla, ci si ritrova in queste parole, in queste immagini.
Io però in realtà guardavo l'elettrocardiografo (o come si chiama) più che la flebo.
Complimenti ancora
Simo

Anonimo ha detto...

Grazie per le vostre belle parole. Davvero.
Lollo

Davide Demonico ha detto...

Ho avuto modo di leggerlo direttamente alla WDR,ma rileggerlo non fa affatto male.
Complimenti Lorenzo,è un racconto bellissimo,pieno fino all'orlo di emozioni uniche.
Non so che altro aggiungere,oltre al fatto che mi è piaciuto.
Tantissimo!;)

bab ha detto...

Grande Lorenzo......sei grande....

bab ha detto...

bab ha detto............................................................................................................................................................................................è tutto ok!

Pasquale ha detto...

"Non si è mai soli se si può leggere qualcosa sulla solitudine"... grazie mille Lorenzo