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sabato 18 dicembre 2010

L'origine della vita interiore




Joyce aveva una casetta carina, comprata coi soldi del padre. Ma lui si alzava presto, la mattina, per scrivere pagine e pagine senza alcuna punteggiatura. Il genitore, dalla tomba, scuoteva la testa: non era quello, che a James avevano insegnato a scuola, ma in fondo era un bravo bambino. E un innovatore può anche passare per un idiota, in nome della perfezione del monologo interiore.
Gozzano da piccolo aveva una gallina di nome Cassiopea. Suo nonno lo guardava preoccupato: non era così che si costruiva il fisico e lo spirito di un medico soldato. Ma era un ragazzino minuto e gentile, capace di tacere per ore anche quando aveva molte cose da dire.
Kerouac aveva un nome per esteso che pretendeva da lui un futuro da moschettiere, da ginecologo o – almeno – da notaio. E cominciò a uscire troppo, la sera, e a tornare a casa col sorriso di chi ha fatto marachelle confondendole con la vita normale. Ma ascoltava le storie dell’Ombra alla radio, insieme a sua madre, rapito da quelle voci baritonali dall’intonazione micidiale.
A sette anni, Ungaretti era bravo a impastare il pane con le sue mani piccoline. Fu al forno di famiglia che imparò l’economia della frase: poca farina, tanta acqua e un po’ di lavoro, una croce sulla pagnotta calda in attesa della lievitazione, occhi chiusi a fessura e feroce determinazione.
Siamo nati per caso, ma siamo fabbri di destini, architetti di traiettorie di vita, mondine di emozioni, minatori di stupore, contadini di noi stessi, sempre chini sul terreno incolto di un amore mai completamente vissuto, mai completamente risolto.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

stupore.

Anonimo ha detto...

hai fatto centro, è uno dei miei preferiti

Raffaele

Anonimo ha detto...

non riesco mai a commentare per prima! :-)
ho proprio bisogno delle tue parole per capire certe cose di me. tranquillo però che non sono una stalker! sono solo una ragazza di trentanove anni con tanti sogni ancora vivi e che non riesco a smettere di fare.
federica

Anonimo ha detto...

il mio preferito tra i tuoi racconti se ti interessa è QUEI DUE A RICCIONE! credo che la malinconia che dai tu è sempre dolcissima. la dolcezza non la mette mai nessun uomo in quello che deve fare per piacere a una donna. e sbagliano molto secondo me. si puo' essere meno belli di un altro uomo ma con la dolcezza esserlo molto di piu'.
un saluto dolce a te.
federica

Baol ha detto...

Quanto cazzo sei bravo!!!