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mercoledì 18 aprile 2007

Queste parole d'amore...




Quando torni dal funerale di tua madre decidi di dare via le sue cose. Perché tu sei uno che ha già pianto e che sa come affrontare certe situazioni.
Soprammobili brutti e centrini con le maglie allargate affolleranno scatole di cartone troppo grandi o troppo piccole: giuste, mai. C’è l’orchestra jazz di cani, comprata a Londra. C’è un biglietto che hai scritto tu a sei anni, con un buoncompleannomamma, corrette le doppie, pochi gli spazi. C’è un biglietto che ha scritto lei a sessantacinque: non ce la faccio più, ma non fa niente. C’è la foto in cui sorride perché qualcuno la guarda. E quella in cui è perfino bella, che quel qualcuno se ne poteva innamorare.
C’è un servizio da the, che il the non le piaceva, ma lo lucidava come se ne andasse del vostro onore. C’è la prima pagella che hai preso, 1971. C’è l’esonero del militare, 1990. E in mezzo, tra due date che ti hanno fatto uomo, c’è il momento peggiore, quello in cui non vi siete parlati per un anno, per via di un torna presto sono grande faccio come cazzo mi pare. Poi, a sorpresa, sbuca fuori il ricordo in fuorigioco millimetrico, la palla curva lanciata con due dita, un killer dei sorrisi, armato di rancore: è un pupazzo della notte, quello che lei aveva buttato. Lo trovi ancora a cuccia tra due pile di fumetti, che ti aveva bruciato. Sono trucchi di mamma, riusciti male. Sono rigidi precetti, volontà inflessibili, spudorati ghirigori educativi. Sono cicatrici d’amore, lampade a forma di gondola, luci intermittenti, pezzi di verdura in mezzo ai denti. Ed è in quel momento, sospeso a mezz’aria tra la schiena sghemba dell’adulto e le dita nel naso del bambino, è in quel momento che scopri l’incapacità del mondo di capire la strada che hai fatto per arrivare fino a lì. Quarantanni e dieci millimetri. Mille chilomentri e un secondo. Le fate, e le mamme, si guardano con la coda dell’occhio, mai schiave del tempo, mai libere davvero. Spegni la luce e dormi. No, aspetta. Meglio la luce accesa. La luce di una gondola, brutta come una solitudine non scelta.

18 commenti:

Lollo ha detto...

Okay, un po' ci sono cascato. Non credo che questo sia un vero e proprio "racconto", ma volevo accendere una gondola per mia madre. In fondo, non le avevo dedicato niente. Se n'è andata quasi otto anni fa. Dieci giorni più tardi, mia moglie ha deciso che era incinta. Una simmetria di eventi che mi ha costretto a piangere poco e a mandare giù cose poco masticate. Grazie per essere passati.

Anonimo ha detto...

...passati per restare amico mio

Stefano

RRobe ha detto...

Bello Lorenzo.
E sì, non un racconto.
Ma è meglio così.

John Condor ha detto...

Geli e bruci con due righe e un po' di punteggiatura. Un pezzo bellissimo...

cristiano cucina ha detto...

BELLA LORENZO!!!!!!!

adachigahara ha detto...

Molto toccante... Molto bello...

madmac ha detto...

bello, la cosa che mi è piaciuta di più finora. ma ti superi sempre, del resto

Momo ha detto...

Non ricordo come mi sono imbattuto nel tuo blog. Probabilmente, come al solito, una ricerca su internet ha dato risultati completamente fuori tema... Comunque, complimenti: Sei bravissimo.

Lollo ha detto...

Grazie a tutti. Parto per tre giorni, poi metto su qualche altro pezzo!

Niccolò ha detto...

Non un racconto ma un pensiero d' amore puro.
Forse anche meglio.
Bello, non sai quanto mi sia piaciuto.

IL GABBRIO ha detto...

dopo la nostra chiacchierata, è ancora più toccante.
è sempre bellissimo leggerti...

Anonimo ha detto...

Sono gia' passati 8 anni,gran donna ESTER,in un istante ho rivisto il suo viso......gran donna.BACI. SISO.

L'Immaginauta ha detto...

E' proprio così che ti senti quando muore un genitore, l'hai reso alla perfezione. E se ci pensi tanto tempo dopo, ti rendi conto che niente era abbastanza, e non c'è modo di dirlo, se non raccontando. Quindi si, secondo me questo è proprio un racconto.

asbadasshit ha detto...

L'invidia è una brutta bestia, dicono. Oggi ho allargato il mio zoo.

il matta ha detto...

@lollo: è sempre un piacere passare da queste parti, ma di solito lo faccio lurkando. Vista la casualità della mia "apparizione" di stamane, faccio uno strappo alla regola....

il matta ha detto...

@asbadasshit: scritto da te suona strano. Potrei aggiungere che tra voi due...quello che allarga lo zoo della propria mente sono io. Auguri per il capitolo successivo ;-)

Roberta ha detto...

Rileggo spesso queste parole... e ogni volta mi scappa una lacrima...
Buon Natale

Anonimo ha detto...

Lò grazie....era tanto che non mi commuovevo così. Grazie davvero

Valter