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venerdì 24 ottobre 2008

Ode al ramarro*



Resti arrotolato sul tuo
rossore,
arrabbiato depositario
di un herpes interiore.
Ruoti tarantolato come un
motore,
arretrato mandatario
di un futuro migliore.
Chi sarai tu, Ramarro?
Un bacio al rallentatore
o la ferita purulenta
di uno sgarro?

*Prendete tre amici con la "r" moscia, arrotata o gianniagnellica. Fatto? Bene, adesso fateli bere e metteteli a declamare...

lunedì 20 ottobre 2008

Gianni ha un piano



Gianni sta sempre un passo avanti a tutti, perché gli piace sedersi ad aspettare e sorridere al sole, con la faccia di chi sa un segreto e se insisti te lo dice.
Oggi indossa un cappotto nero e ha una macchia di sugo rosso sul polsino bianco della camicia. Trés blasé, inclinazione naturale da Agnelli dei poveri, ma con poche cravatte e pure sbagliate.
Le scarpe sono buone, in pelle morbida, perché di inciampi la vita gliene propone in continuazione e allora tanto vale avere ai piedi qualche vantaggio in più. Se non le ali, almeno un manufatto in pelle di gnù. Nel portafogli, la tessera dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti perché non si sa mai: se lo fermano sulla moto mentre impenna contromano a Via Veneto, almeno può spiegare, può dimostrare, può suscitare quella compassione nelle forze dell'ordine che fa tanto piacere ai giornalisti e al loro vate, Michele Cucuzza.
Come al solito, è un passo avanti. Si siede sulla panchina e aspetta.
Aspetta quel tipo col giornale, così lui gli si mette dietro con gli occhiali scuri e fa finta di leggerselo tutto a sbafo, il Corriere dello Sport.
Se il mondo è Harry Potter, Gianni è Voldemort.
Perché lui ha un piano, e non ha paura di usarlo.

lunedì 13 ottobre 2008

Gingle in the jungle



Non esiste sporco impossibile. Soprattutto se sei disposto a rimanere in ammollo per una vita, anche quando sei un chitarrista jazz davvero sopraffino. Ma sotto le unghie, dietro le orecchie, nell'ombelico, ci sono nascoste cose odorose, mosti selvatici e pezzettini di un maldestro purgatorio in terra.
Due fustini al prezzo di uno. Magari. Anche uno e mezzo, uno virgola uno. Montagne di detersivo, pallini fluorescenti che lasciano sulle mani la sensazione della sabbia di Tor San Lorenzo. E dentro ai fustini, bicchierini blu scuri, di plastica morbidina, scafi post-moderni inaffondabili come il Titanic e la sua orchestra. Alla chitarra, Franco Cerri: sì, ancora lui, l'Uomo in Ammollo.
Calimero è piccolo, nero e lagnoso. Da abbattere senza rimpianti in mare aperto, prima dello sbarco a Lampedusa.
Carmencita, invece, ha curve di carta tagliente, rossetto morboso e capelli gitani. Per conquistare il cuore di un pistolero, lei è capace di fare trecento caffè senza mani.
E io cresco, bene o male, con la convinzione di essere il migliore, figlio unico di una generazione di letti a castello. Le preghiere e a nanna dopo Carosello.

giovedì 9 ottobre 2008

La casa di Gianni Rodari



La casa di Gianni Rodari è stata costruita da un muratore distratto, che ha dimenticato di fare il soffitto e la cucina. Per farsi perdonare, l'onesto lavoratore edile l'ha dotata di una grande finestra.
Da lì, Gianni Rodari vede una formica e una cicala. E la sua mente di scrittore pedagogo non si sottrae a un innocuo gioco. Prende carta e penna e scrive:
“La formica ha sempre lavorato e ha tutti i contributi versati per benino.
La cicala ha lo sguardo rilassato, si è appena svegliata e ha pranzato in centro.
La formica ha sempre sollevato pesi ben più grandi delle sue possibilità.
La cicala ha fatto lo stesso, sollevando gli occhi su chi non meritava nemmeno il conforto di uno sguardo.
La formica non è mai arrivata in ritardo. Al suo funerale, si è avvantaggiata per non provocare disdegno e si è infilata da sola in una minuscola cassa di legno.
La cicala arriva sempre talmente tardi che la Morte, stanca di aspettare, va a prendersi un’altra formica, già pronta e pettinata per l’ultimo saluto.”
Poi, non ancora soddisfatto, Gianni Rodari prende un foglio intatto e scrive:
“La lacrima di un bambino viziato pesa meno del vento. Quella di un bimbo che soffre, pesa più del mondo...”
Io mi metto l’anima in pace, prendo mia figlia per le mani e faccio girogirotondo...

lunedì 6 ottobre 2008

Color color...




Ti parlerò del blu. È caldo, sotto le dita. Immagina un criceto che ti si agita tra le mani, con unghie che fanno il solletico e nasino umido, da cacciatore notturno col raffreddore da fieno. Ecco, questo è il mio blu. Non ha forma, solo sostanza. Il verde è un pallone rasoterra, lo schiaffo di un’onda, un aperitivo in una sera di maggio con quella ragazza che non ha pudore di dire le cose che dice.
Il giallo è una musica leggera, la radio che gracchia quando il segnale è disturbato, la crema sul gelato, l’amore ai tempi del Barbera. Il viola è quello sguardo che conosco bene, perché mi si accende dentro quando mia madre dice che devo mettermi la maglia di lana e lavarmi le mani, che la cena è in tavola. L’arancione è il mio preferito, il finale di una favola, un’esplosione dietro le pupille, la canottiera esasperante di mio fratello il Benpensante. E che dire del bianco? È la cima del Monte Fato, dolore senza consolazione, ambulanza e lenzuola, amore straziante, dispersione del seme, due labbra che si separano e che non si vogliono bene. Il nero? Non capisco, non conosco, non esiste. È quel sudario che tengo in serbo per la resa. Lo so che mi hai chiamato cieco, ma non me la sono presa.

mercoledì 1 ottobre 2008

Spammami l'anima



Scrivimi e-mail cartacee, le cestinerò dal vero. Poi, se ti va, spediscimi quella tua foto nuda che non ci posso accedere senza mandare il mio profilo a un cacciatore di serial-killer della Cia. Continuando a portare avanti la nostra conoscenza, addami al tuo blog, magari con un link molesto, da pubblicità del viagra e allungamento del pene. Adesso che siamo in grande confidenza, chattiamo in tempo reale e segnati il mio indirizzo per guardarmi in webcam mentre ti penso. Maria, sei ingombrante per la privacy, ma eterea per quel che riguarda le esigenze del corpo. Vediamoci a Piazza della Repubblica, il Messaggero sotto il braccio e una rosa rossa in mano. Sì, ti porto a vedere un film porno, ma che vuoi farci? Sono uno all’antica. Uno che si innamora cento volte al giorno di una vecchia amica.