mercoledì 21 maggio 2008

sundaymondayhappydays



Conosco uno bravo che vende enciclopedie. C'è anche lui, lì sopra, alla voce "scrttore". Ma lo confessa soltanto alle signore sole.
Che poi, se guardi bene, le signore sole non esistono per davvero. Sono divorziate tampinate da novelli Fonzie, vedove col reggicalze e pensionate danzereccie.
Gli uomini soli, invece, sono balenotteri spiaggiati, sorrisi grigi per l'asfalto che hanno versato e percorso, mani gialle per la nicotina e facce cotte da pomeriggi sul litorale, spesi a caccia di signore sole quando loro erano ancora tutti giovani e belli come Arthur Fonzarelli.

Come t'intitoli, bella?
Sei un capolavoro d'arte moderna!
Che hai un momento per un vero uomo?
Che sai l'ora?
Che posso offrirti un caffè corretto?

Il rito è noto, è danza di pavone, coda di lucertola, osso di seppia, caduta di stile e impennata d'orgoglio. Eppure, se guardi bene, è spesso soltanto una questione di portafoglio.

Conosco uno antico e smozzicato come un sigaro toscano, che ricorda com'era prima dell'invenzione del sesso. Gite al centro, bagni al fiume, palloni di stracci da rincorrere in salita. Dice che si stava meglio e io ci credo.
Ma poi ricordo quel costume col nome di un atollo, un culo ritto che Guccini ci ha perso il sonno, la pelle consumata dai baci incerti e noi due stesi vicini, a colare giù come panni bagnati.
Ma la vuoi sapere la cosa più triste?
Tra cinque mesi Fonzie avrà sessantatré anni suonati.

venerdì 25 aprile 2008

MalTempo



Hai visto un uomo che moriva per amore.
Ma era aids.
Malattie dimenticate, come ex-fidanzate di tennisti fuori classifica.
Altri bauli vanno riposti in soffitta, con dentro pezzi di vita e foto di nonna che gioca con un cerchio in piazza.
Bollo, assicurazione e catene di macchine che non ci sono più vanno a finire in un posto segreto, nella pancia di un deserto o di un bastimento carico carico di risentimento.
Ricordi quella bicicletta che non ci arrivavi coi piedi. E la tua voce dal registratore, estranea e metafisica come una palude sopravissuta a una bonifica.
Ricordi le radio libere e le scuole occupate, ma dimentichi la lista della spesa e il segno meno davanti a soldi già spesi.
Un pedalò di trent'anni fa è lucido e lucente come il dente di un cattivo di un cartone animato. Dimmi l'ultimo posto dove sei stato in vacanza. Plastica e vongole, in un agosto contromano, pieno di nuvole basse e di carcasse di bagnini.
La polaroid con le foto che ti nascevano in mano e la digitale che se ti sbagli non fa niente. I figli degli altri erano lontani e fastidiosi come tweeter gracchianti. I tuoi sono pezzi di cuore matto, se cadi ti do il resto, lavati le mani e non rispondere a mamma, cosa ti manca per essere contento? Tutto resta uguale, compreso il cambiamento.

martedì 15 aprile 2008

Dispari o pari?



Mastro Lindo dice vado a bere alla fontanella.
Io dico fermete, Mastro Li’!
Troppo tardi. Tutta schiuma.
Il nonno di Heidi dice vado all’anagrafe e mi scelgo un nome. Va bene Robert Ellidge?
Va bene, ma resti sempre il nonno di Heidi.
Certe sere è meglio se stai a casa, dice il padre di Elton John.
Ma Elton ha una giacca nuova da sfoggiare e un’idea per una canzone, ne dovrà parlare con Bernie.
Bernie Taupin è un paroliere tipo Mogol, ma più sregolato, che ha scritto anche una canzone per Brokeback Mountain, film che a Elton John è piaciuto molto.
In quella pellicola, comincia a brillare la stella di Heat Ledger, che si spegne a ventinove anni.
James Dean, invece, è morto a venticinque, ma nel discorso c’entra anche lui, seppure di striscio. Elton John, quello con le giacche sgargianti, si chiama in realtà Reginald Kenneth Dwight e ha preso parte del suo nome da Elton Dean, sassofonista di belle speranze che finirà a suonare con i Soft Machine.
In questo gruppo militava il grande Robert Wyatt, vero nome Robert Ellidge, sosia sputato del nonno di Heidi.
Lo so, lo sai, copiava Venditti dalla radio, con in testa il modello di Elton John e senza sapere che i loro padri erano entrambi militari.
Forbice, sasso, carta, dispari o pari?

mercoledì 26 marzo 2008

Cosa fare a Dover quando sei Bono Vox



Paul David Hewson, in arte Bono Vox, si aggirava in macchina per le bianche scogliere di Dover, insoddisfatto e vestito di pelle come può essere soltanto una rockstar. Ora. Io non so un cazzo delle strade che percorrono le bianche scogliere di Dover, ma me le immagino quanto meno sdrucciolose. Dicevamo di Bono Vox. Per inciso, il ragazzo irlandese aveva scelto il suo nome d'arte da un negozio di apparecchi acustici di Dublino, ma adesso era a Dover e ci sentiva bene. Erano tempi di audiocassette, buone per le compilation e per i provini delle nuove band emergenti. Bono era stato da poco al Live Aid con gli U2. L'esecuzione di Bad l'aveva tirata per le lunghe, per oltre quindici minuti, e si era gettato ripetutamente tra il pubblico. Come a dire che forse non ne poteva più di sentire la sua voce, che in quel momento veniva sparata fuori dalle casse della macchina con le basi del prossimo disco. Meglio passare ad altro. La sua mano armeggiò con qualche nastro: The Boss, The Police, Ella Fitzgerald. Troppo testosterone, troppi biondini mezzi froci, troppa tecnica. Fu così che diede credito a quel nastro bianco, anonimo, che gli aveva dato una sua amica. Sopra al nastro, col pennarello rosso un po' sbavato, c'era scritto soltanto In a lifetime. Mmm. Roba irlandese, di quei fratelli del Donegal che rispondevano al curioso nome di Clannad. Quando partì il pezzo, Paul David Hewson, detto Bono Vox, credette di sognare e rischiò di sfracellarsi ottanta metri più in basso.
Si fermò a una cabina, fece il prefisso del Donegal e disse pressappoco così:
- La voglio fare.
Una fiera voce maschile irlandese rispose:
- Falla. Ma chi cazzo sei?
Bono Vox si scordò che il suo vero nome non lo conosceva nessuno, soprattutto in Irlanda, e disse:
- Sono Paul David Hewson.
- Bel nome. Facile che mi sono scopato tua sorella, Emma Hewson.
- Non ho una sorella con quel nome!
- Bella tipa, comunque. Beve come una cammella, ma è una forza della natura.
Bono Vox guardò la cornetta come si fa con un fazzoletto di carta molto usato, in cerca di un angolo pulito, e poi cantò:
- I can't believe the news todayyyy…
- Bono! Macheccazzo!
- La voglio fare, quella canzone. Stasera torno e ci vediamo da me. Porta tua sorella.
- Ehi, ci sei rimasto male per Emma? Mi dispiace…
- Tua sorella deve cantare. Con me. In a lifetime.
- Ah. Certo.
Bono Vox attaccò la cornetta dopo aver salutato uno dei fratelli del Donegan. L'educazione è importante, anche quando sei una rockstar vestita di pelle, con una canzone che ti è appena entrata nella testa.
Salì in macchina, riavvolse il nastro, lo fece andare e partì piano, perché delle strade che percorrono le bianche scogliere di Dover ne sapeva poco pure lui.

sabato 1 marzo 2008

La legge spietata del ring



Quando non prendi sonno c'è qualcuno che gira per casa. Un pensiero cattivo, un ricordo vivo, una persona amata, una scusa mancata. Nel mio caso, un dialogo vero:

- Chi è più veloce, il leopardo o la farfalla?
- Il leopardo.
- Leopardo o ghepardo?
- Ghepardo.
- Ghepardo o…
- Il ghepardo è il più veloce di tutti.
- No, papà! C'è Robertino!
- Robertino?
- L'amico mio. Quando si mette le scarpe della comunione sembra che vola!
- Ah, ho capito chi è. Sì. Robertino è veloce.
- Più del ghepardo!
- Non lo so.

Mio padre non si arrendeva, ma nemmeno infieriva.
Adesso lo so che Robertino non era più veloce del leopardo. Erano pari.

- E' più pesante l'elefante o la balena?
- La balena, Lorenzo.
- Ma l'elefante ha le zanne.
- Sì.
- E le zanne aumentano il peso.
- Un po'. Ma la balena ha i fanoni.
- E' vero.

Ogni tanto mi arrendevo io. Andavo a riprendere sempre il pallone, così lui non si stancava e giocavamo di più. Mi nascondevo sotto al tavolo quando tornava dal lavoro. Incollavamo insieme le figurine e con Mazzola ho finito l'album.

- E' più forte Foreman di Cassius Clay.
- No, Lorenzo. Nessuno è più forte di Cassius Clay.
- Sulle figurine delle olimpiadi di Monaco, c'è scritto che Foreman non ha mai perso.

Abbiamo visto insieme l'incontro. Ha vinto Clay, naturalmente. Più veloce del leopardo e di Robertino. Pugni pesanti come elefanti. Foreman, invece, era grosso e inoffensivo come un fanone.

Quando non prendi sonno ti scopri più vecchio, perché i ricordi recenti diventano sfocati e la roba degli anni settanta è viva e vivace come le Mecap, la Prince, il Dalek e un padre che non c'è più.
Quel padre, adesso, sei tu.

venerdì 15 febbraio 2008

Il successo dell'estate



La casa era disseminata di posti segreti: cassettiere e bauli, armadi umidi di naftalina e pieni di vestiti Anni '60. Michelino curiosava tra ricordi non suoi, con occhi grandi come panini rotondi. Lettere leggere e posaceneri pesanti gli raccontavano di amanti col cuore frastagliato dall'urgenza. Anche i nonni si erano appartati, a giudicare dalle foto. Anche i genitori si erano sbucciati ginocchia e pensieri, ed era appena qualche anno prima di ieri. Dentro una borsa della Lodigiani Calcio, davano bella mostra di sé i seguenti, improbabili oggetti: una sciarpa di troppi colori, un libro di Don Peppone, una cartolina del lungomare di Pescara, una foto di Charles Aznavour ritagliata male e poi il tesoro più prezioso. Una chiave color d'argento, simile a un pesciolino che fino a un istante prima guizzava in un banco e che poi si era perso su un fondale bianco. Michelino se la rigirava tra le mani, guardava la filettatura e la teneva col rispetto dovuto a un ghiacciolo d'estate. Che cosa apriva, quel passepartout spazio-temporale? Una porta, un portone, una cassa, un ricordo? Il ragazzino decise in un momento che il pesciolino regolava l'accesso tra lui e tutto il resto. Era una chiave filosofale, una bacchetta magica degna di Merlino. Sorrise e la buttò in fondo a un cassetto. Perché è meglio custodire un potere, piuttosto che usarlo in maniera imperfetta. Michelino chiuse gli occhi e fischiettò il successo dell'estate: Love is in the air. Magari fosse vero…

mercoledì 6 febbraio 2008

L'omino bufo



la gente dicono
i paesi mormorano
i corridoi vociferano
i sussurri gridano.

Qualcuno, però, tace. E non perché acconsente. Semplicemente, ha perso le parole per un colpo di sole, quando lei è uscita dall’acqua con la pelle che sapeva di sale e di buste di plastica. Giornata fantastica, a Ostia Lido.

i giorni passano
i passanti pure
il tempo vola
ma gli aerei no.

Hostess e osti intasano le fraschette. Giornate troppo perfette per durare, un po’ come il matrimonio quando c’è troppa differenza di età. Non amarmi, non ti sento. Quando esci, io rientro. Non sei mio padre. Per fortuna, no... non lo sono.

il vizio rimane
il pelo si perde
il lupo è odiato
l’agnello armato.

La vittima e il colpevole hanno preso casa insieme. Un processo val bene una fila da ufficio postale. Quel bambino è morto davvero male, quell’altro l’hanno rapito gli ufo. Invoco e rimpiango la mia innocenza, di quando leggevo L’omino bufo.